terzigno di colatura

Più di 2000 anni di storia e 5 di lavori e burocrazia, e ora finalmente la Dop per il condimento di Cetara che ha conquistato il mondo

Quante volte abbiamo sorriso davanti a quelle piccole bottigliette vuote esposte  nei  negozi di amenità e souvenir con la scritta “profumo di mare”. 

Ecco, quelle piccole ampolle potrebbero davvero contenere l’essenza più profonda e avvolgente del mare della costiera, la Colatura di Alici di Cetara. E da qualche giorno, quel profumo di mare è certificato da una Denominazione di origine protetta

Colatura di alici di Cetara, quell'essenza di mare che ha vinto contro ritrosie e disfattismo

L’Italia festeggia infatti una nuova Dop, che si aggiunge a un elenco già composto da altri 307 prodotti eccezionali. La Colatura di Alici di Cetara Dop. Cinque anni di iter burocratico e programmatico e il pregiato liquido, lontano discendente del Garum romano - salsa liquida di interiora di pesce e pesce salato che gli antichi romani aggiungevano come condimento a molti piatti. – prodotto nel piccolo borgo di pescatori di Cetara, entra nel novero delle denominazioni di origine, tagliando un traguardo importantissimo per la valorizzazione di una storica antica tradizione e per la la promozione di un territorio. “Quando cominciammo a parlare agli inizi del nuovo secolo della possibilità di una tutela di rango europeo per la colatura,  il giudizio sprezzante di pochi 'sapientoni' fu deciso: non perdete tempo, non ci riuscirete”. Ricorda Secondo Squizzato, ex sindaco di Cetara e tra i più ferventi sostenitori della nuova Dop. “La storia, fortunatamente, ha dimostrato che la determinazione a conseguire gli obiettivi e la competenza di chi ha assistito il percorso, fra i quali il prof. Vincenzo Peretti dell'università Federico II di Napoli, sono elementi che consentono di tagliare un traguardo importante per un'intera comunità locale”. 

confronto colorimetrico della colatura di alici

 

Se qualcuno ci avesse detto, quella sera di dicembre del 1993, che ancora oggi avremmo parlato di colatura, il più educato di noi gli avrebbe dato del matto. Era la prima volta che si dava dignità pubblica a questo prodotto. Lo facemmo quasi con pudore, superando le iniziali perplessità, con l’entusiasmo degli organizzatori e la qualità dei relatori e degli interventi.

E invece è andata proprio così. Ad oltre un quarto di secolo di distanza, c’è ancora tanto da dire sulla colatura, a partire dalla sua denominazione. Per noi di Cetara, ma anche per i non moltissimi che già l’apprezzavano e ne richiedevano all’amico o conoscente cetarese la preziosa bottiglietta, per il singolare omaggio prima di Natale, bastava chiamarla Colatura, senza ulteriori specificazioni. Non c’era bisogno che dovesse essere ‘di alici’, perché nessuno si sarebbe sognato di immaginarla ottenuta dalla lavorazione di altre specie ittiche. E tanto meno ci si immaginava di dover specificare il luogo di provenienza: di Cetara, ovviamente, e chi avrebbe potuto dubitarne? Ma con il tempo, la sua crescente notorietà, lo sviluppo della produzione con i molti dubbi su materie prime e processi utilizzati, in una parola con l’economia che giustamente ha cominciato a crescere attorno al prodotto, il percorso si è complicato, divenendo a tratti scivoloso e pieno di sorprese. Non era possibile restare a guardare.

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Il mare: bene comune è il tema della nona edizione di Slow Fish, a Genova da giovedì 9 a domenica 12 maggio. L’evento internazionale dedicato al pesce e alle risorse del mare è organizzato da Slow Food e Regione Liguria con il patrocinio del Comune di Genova e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, con il sostegno della Camera di Commercio di Genova e la partecipazione del Ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo.